521

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolii sacramentali: monopolio assolutivo.

Fatto solubile il peccato col dolore pneumatico, si deve
passare allo scioglimento reale. Quali i luoghi possibili:
Possibile in terra. L’ha affermato e dimostrato Gesù in persona,
guarendo il paralitico calato dal tetto: ‘Affinchè sappiate
che il Figlio dell’uomo ha potere di rimettere i peccati
in terra, dico a te: alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a
casa tua’. E se in terra rimangono insoluti?
1) Possibile in cielo: sicuramente si porteranno in cielo e
si permarrà nella dolorosa attesa della loro assoluzione.
Ne ha fatto un ammonimento personale (a Pietro). Poi
un ammonimento collegiale con sicura inclusione di
tutti i discepoli: qualunque cosa legherete sulla terra,
sarà legato nei cieli. Quale il luogo migliore?
2) Luogo naturale è la terra, ove i peccati vengono commessi.
Vari i motivi che ce la fanno preferire.
a) Il Padre per ognuno dispone in terra l’occorrente
validissimo per una assoluzione integrale più facile
e meno dolorosa perché attivata dal peccatore.
b) Fra dolore pneumatico terrestre coadiuvato dal costo
del sacrificale fisico e morale dalla funzione assolutiva
del male che ci si è fatti all’amore, e il dolore
pneumatico celeste, mettendolo a confronto col
dolore fisico e morale terrestre, che gli fa da segno
profeticale.
1) Dolore fisico: è proprio di una sostanza mortale.
Dolore di spirito: è proprio di una sostanza immortale.
2) Dolore fisico: è proprio di una sensibilità corporea.
Dolore di spirito: è proprio di una sensibilità spirituale.
3) Il dolore fisico tende all’esaurimento. Il dolore di
spirito tende al mantenimento.
4) Il fisico si distende nel tempo. Il dolore di spirito lo
si percepisce tutto simultaneamente.
5) Il fisico fa invocare con forza pietà e aiuto. Quello
di spirito fa gridare in direzione amicale. Se lo fanno
i santi per ottenere giustizia da Dio, cosa non faranno
gli ammalati celesti, per palesarci il loro grande
dolore e la pietà di una assoluzione?
c) Il dolore celeste è identico al dolore infernale.
Ambedue sono dovuti al male che ci si è fatti
all’amore Paterno, con due sole differenze.
L’infernale manca di qualsiasi speranza: è disperazione
e pazzia, come non conosce lenimento alcuno.
Il dolore celeste è carico di speranza e gradualmente
si va attenuando.
Ne viene un ammonimento pressante: sciogliamo in terra
tutto il male che ci siamo fatti all’amore, impiegando quel
sacrificale che il dolore mette a nostra disposizione. Cos’è
mai la assoluzione? Assolvere il vecchio peccato era: cancellare,
distruggere, eliminare, annientare il peccato.
Questo non può avvenire sul peccato nuovo. Infatti il male
che mi faccio all’amore è inscindibile dall’amore; e
l’amore Paterno non si può annientare per eliminare il
male. Il male è inseparabile dall’amore. Infatti l’amore
Paterno mi si è dato da vivere con una concezione battesimale
cresimata inconscia. Cosicché facendo io ne vivo.
Vivendone noi diventiamo insieme. Diventati permaniamo
in congiunzione eternale.
Il male che mi sono fatto all’amore si può solamente sciogliere.
Lo si scioglie trasformandolo in vita dell’amore.
Per cui l’assoluzione è: metamorfosi Pneumatica. A che
cosa va attribuita la metamorfosi del peccato? Cos’è che
opera quella metamorfosi?

522

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolii sacramentali: *) Monopolio assolutivo.

La metamorfosi è una operazione Pneumatica: è Lui il
Metamorfosatore o Trasformatore. E qual è la cosa che
viene applicata in quella trasformazione? Qual è il metamorfosativo
o trasformativo? È solamente il sacrificale
vissuto alla maniera divina. A questo punto vanno esaminati
i rapporti fra sacrificale e trasformazione:
a) È proprio vero che il sacrificale è trasformativo?
b) Ed è proprio vero che quella trasformazione è assolutiva?
Ecco la risposta:
a) Il sacrificale è veramente trasformativo. Segni naturali
parlanti ce ne sono tanti. Il baco da seta col suo sacrificale
si trasforma in variopinta farfalla. È proprio il
Visuato che me lo mostra luminosamente nel Padre e
nel Figlio.
1) Trasformativo Paterno è il suo sacrificale. Il Padre è
atto puro: è tutto e solo in un atto, che non ha alcuna
potenzialità e non conosce atti divenienti. Non ha in
sé alcuna potenzialità diveniente. Dio non diventa.
Ma il Padre è Amore Sacrificale. La sua sacrificalità
(è espropriazione totale di sé) è generativa, non è
moritiva: non conosce la morte dell’amore. La spinta
a diventare l’ha dalla sua sacrificalità che tende al
suo vertice assoluto: la morte dell’amore. Il mezzo
l’ha nel suo sacrificale. Quale? Pur rimanendo atto
puro, con un sacrificale gigantesco si trasforma in
potenzialità di amore vivibile e moribile. Le potenzialità
formano un concentrato sommo. Il concentrato
gli dà una forma piccolare, che farà da stampo al
cosmo, al vegetale, all’animale, all’uomo e all’angelo.
La vera orma di Dio nella creazione. Tutta la
creazione diventa per quella sua forma potenziale
evolutiva. La coppia angelica diventa famiglia angelica;
la coppia umana diventa famiglia umana. In
ambedue mette in atto la sua irradiabilità, e la sua
ecclesiabilità universale conseguita nella sua metamorfosi
da sacrificale. Espropriato si cede da vivere
al sacrificale suo tendente a farsi mio, mediante la
concezione battesimale. Vissuto al sacrificale,
diventa con la creatura vita paradisiaca. Vissuto
all’egoisticale, diventa morte infernale.
2) Trasformativo Figliale è il suo sacrificale. Nell’atto
suo trasformativo, il Padre genera il Figlio nel
tempo: seconda generazione: la temporale. La totalità
dell’amore Paterno espropriato, si cede da vivere
al sacrificale, in forma personale di Figlio. Il
Figlio generato è tutto in tensione sacrificale. Per
questo la sua umanazione evolutiva: concepito,
nato, cresciuto, maturato e pronto a votarsi liberamente
al suo sacrificale crociale, che vive alla
maniera divina. Un sacrificale sommo per la sua
vastità (fisico, morale, messianico, divino) e per la
sua intensità. Con esso consegue la sua metamorfosi
di spirito e di corpo. Lo Spirito si fa irradiabile e
mediante la irradiazione si fa ecclesiabile. Dalla
metamorfosi pneumatica, quella somatica.
Ed ora la sintesi:
1) Trasformativo Paterno è il suo sacrificale che si dà
2) Trasformativo Figliale è il suo sacrificale che accetta
3) Trasformativo creaturale non sarà il suo sacrificale?
Già sappiamo che il sacrificale attivo praticato sul sentire
proprio del peccare trasforma il peccare stesso. Ora siamo
certi che il sacrificale passivo accettato e vissuto alla
maniera divina, trasforma veramente il peccato. Dunque il
sacrificale è trasformativo.
Ed è anche assolutivo? Scioglie veramente la morte dell’amore
trasformandola in vita?

523

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale. Il monopolio del potere.
Monopolii sacramentali. Monopolio assolutivo.
Trasformativi il sacrificale, e anche assolutivo? La prima
comunione Paterna.

Nel fideato: il peccato da sciogliere era: l’offesa fatta a
Dio disubbidendo alla sua legge: la assoluzione la si aveva
dal sacerdote. Nel Visuato: il peccato:
a) Visto nell’amore Paterno che mi si è dato da vivere:
è la morte viva dell’amore.
b) Visto nella crescita di unione: è il piacere di ogni
atto, accrescitivo della mia comunione egoisticale.
Il peccato concorre allo sviluppo e alla crescita della mia
comunione egoisticale. È alla comunione che dobbiamo
prestare una accurata attenzione, anche per sapere se essa
pure subisce qualche trasformazione, dal momento che la
morte dell’amore è in comunione con me.
1) La comunione cos’è? Dal latino: unio-cum: unione con
(un altro); quindi, unione fra due. Ci sono varie forme di
unione: la fisica (fra due corpi); la morale (due modi di
vivere armonizzati); la spirituale (due menti che combaciano).
Non c’è unione senza amore, come non c’è
disunione senza odio. E che amore è quello che unisce?
È amore divino. Eccoci all’origine dell’unione.
2) La comunione è di origine divina: lo è la comunione eternale
fra Padre e Figlio. Il Padre vi è espropriazione totale,
cessione, personificazione di Figlio, eterna comunione trinitaria.
Lo è la comunione temporale: quella che il Padre
realizza con le sue creature razionali angeliche e umane.
Il Visuato me ne ha dato conoscenza personale e quindi
universale. Eccoci alla comunione del Padre con la persona.
Ha due fasi successive:
1) La Paterna discendente: un atto repentino. Sulla mia
concezione umana prontissima la divina Paterna. Dal
sole Paterno fattosi irradiabile con la sua metamorfosi
temporale, parte un suo raggio di amore sacrificale.
Espropriato da se stesso, mi si cede da vivere al sacrificale,
con una concezione battesimale cresimata
inconscia. Così è diventato mio: è la sua meità. Gli elementi
di questa prima fase: espropriazione, cessione,
concezione, unione che non si scioglierà mai più.
2) L’umana ascendente: posta la comunione d’essere,
nasce l’esigenza che io ne viva in ogni mia azione, e
vivendone io mi cedo in sua proprietà, e così diventiamo
in comunione. Comunione d’essere, del fare e del
diventare. Diventato comunione, più nessuno mi può
rapire dalla mano del Padre. Doveva essere questa la
comunione sacrificale fra me e Lui, fluidissima nel suo
scorrimento ascensionale.
Ma, per volontà Paterna di accettazione sacrificale, Satana ha
potuto inserirsi al compimento della comunione discendente,
e tagliarmi la strada a quella ascendente. Mi ha bloccato
l’amore Paterno alla sua meità (egoisticizzato); gli ha imposto
la forma dell’istinto (istintivizzato). L’amore Paterno
messo in malattia, me lo ha avviato alla morte. La comunione
rimane intatta. Così dalla comunione sacrificale mi fa
passare a quella egoisticale; dalla comunione di vita a quella
di morte. È la comunione egoisticale che si sviluppa automaticamente
a ogni sentire che passa all’agire e all’acconsentire.
È in tutto simile a un vortice che imperiosamente
aspira a sé tutto: me, le cose, le persone, e le fa vorticare in
un piacere sinistramente delizioso. È questa la prima comunione
di origine e di fatturazione Paterna. Ma ce n’è pure una
seconda di origine e di fattura Figliale, riproduzione esatta
della Paterna. Nella mia condizione non ce la farei a sbloccare
e a ritrasformare la Paterna, se non mi venisse in soccorso
la Figliale, mediante la quale è possibile sviluppare
una comunione che unisce la Trinità con la creatura umana.

524

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale. Il monopolio del potere.
Monopolii sacramentali. Monopolio assolutivo.
Il sacrificale è trasformativo; ed è anche assolutivo?
 Trasforma la morte dell’amore in vita.
Trasforma anche la comunione?
Dalla prima Paterna alla seconda Figliale.
In soccorso alla Paterna, ecco la seconda: la Figliale.
Può il Figlio fare comunione con la persona? Il potere
comunionale lo consegue col suo sacrificale crociale, vissuto
alla maniera divina. Lo consegue con la sua metamorfosi
pneumatica: si fa irradiabile nel suo Spirito: può farsi
in raggi indefiniti. Ma quale irradiazione?
1) Ve ne è una sostanziale: cui consegue una comunione
sostanziale. Si ha quando la sostanza del raggio divino si
dà da vivere con un atto concezionale. Tale è la Paterna.
2) Ve ne è una morale: cui consegue una comunione
morale o accidentale. Si ha quando il raggio divino
influisce sul modo di vivere della persona, fino a farla
entrare in comunione con Lui. Tale è la Figliale. Con
che cosa la promuove?
Con la Parola: annunciata (dagli evangelizzatori), ascoltata
(dagli ascoltatori), creduta da chi gli si apre e la fa sua
(dai fideati) e vissuta (da chi la immette nel proprio agire).
Dunque con la: fede operosa, si costruisce la comunione
morale. La quale è: personale: è il Figlio che la realizza
con me (per fidem), e sono io che la realizzo con Lui (per
operositatem fideatam). Non solo, ma è pure ecclesiale: i
moralmente irradiati, Gesù se li unisce a sé e fra di loro.
La irradiazione è sempre ecclesiazione.
Sentirlo di qui non è facile, ma lassù lo vivremo gioiosamente.
La Chiesa infatti è comunione terrestre prima,
celeste poi. Quali le qualità della comunione morale?
Insolubile o solubile? La Paterna sostanziale non si scioglierà
mai più: né in vita, né in morte; né in cielo, né negli
inferi. Ma la Figliale è solamente morale, e quindi solubile.
La sua solubilità non la deduciamo dalle comunioni
umane che sono tutte solubili: la amicale, la genitoriale, la
figliale, la parentale. La sua solubilità la deduciamo oltre
che dal Vangelo (allegoria della vite e i tralci) da quei
fenomeni che sono in atto nella Chiesa Figliale oggigiorno.
Sono molti i cristiani che si chiamano fuori dalla
Chiesa: il Cristo sì, la Chiesa no. Si chiamano fuori pure
dalla casa della Chiesa. Lo dicono i vuoti domenicali, mai
visti come ora.
La Parola è disattesa, non più creduta, non più vissuta. Il
peccare scorre tranquillamente in tutte le forme, senza più
l’insorgenza del pentimento. A sua volta la mancata operosità
cristiana va spegnendo la fede. È in atto il disfacimento
della comunione ecclesiale, conseguenza dell’esaurimento
della comunione personale. È in atto la crisi della
comunione Figliale. Quale soluzione? Una indicazione
ricorrente: riscopriamo la fede, torniamo alle radici cristiane
dell’Europa. Ma una crisi, e questa è da crescita
vertiginosa egoisticale della persona moderna, non si
risolve col vecchio fideato, ma con un qualcosa di nuovo.
Quale nuovo? Non più il fideato, ma il Visuato Paterno,
che è già comparso come un’alba sull’orizzonte dell’umanità.
È quello che fa poi visualizzato il Figlio. Alla morale
succede una nuova irradiazione: la sostanziale, da secoli
presente nell’anelito Figliale. Sarà comunione Figliale
sostanziale salvifica della comunione sostanziale Paterna.

525

Radiografia dell’autorità ecclesiale: sesto anello egoisticale:
il monopolio del potere. Monopolii sacramentali. Il
monopolio assolutivo.

Il peccato contro Dio è morte d’amore Paterno e crescita
di comunione egoisticale. Il solo sacrificale mi trasforma
la morte e mi scioglie l’egoisticità della comunione. Come
fa a scioglierla? L’amore egoisticale introduce in comunione
quello che va calamitando col piacere.
Il sacrificale mi fa uscire tutto quello che è entrato in
comunione egoisticale.
Per farlo uscire occorre sciogliere la presa (è questa la
assoluzione) dell’amore egoisticale, che è fortissima. Non
è legata all’intelligenza, ma alla sola forza gigantesca dell’istinto.
La presa è decisamente appropriatrice (prende
per sé). Infatti quello che prende lo immette subito nel
vortice della comunione egoisticale.
Le cose che prende sono riducibili a tre: me stesso vivente,
le persone e le cose. Mi è facile pensare l’amore egoisticale
come dotato di tre artigli mostruosi, con i quali
afferra quanto gli piace. Col primo artiglio: ghermisce,
rapisce e immette in comunione me stesso vivente in tutta
la mia integrità: fisica, intellettuale, morale. E ne fa:
comunione meale (con me stesso). È comunione Paterna
per l’impiego del suo amore egoisticizzato.
L’inizio: al momento del mio incominciare, quando
Satana mi ha egoisticizzato l’amore Paterno. La crescita:
tenue all’inizio, impetuosa nel suo percorso, solida, ferrea,
e granitica nel volgere al tramonto.
Tale è la comunione dell’anziano. Alla luce pneumatica
così mi sono trovato: mi amo vivente: tutto, sempre e solo,
e non mi accetto morente. È dalla comunione meale che
parte tutto il mio odio contro la morte.
Non c’è nemico più odiato, combattuto, come anche più
temuto della morte, perché un giorno sicuramente prevarrà
su di me. L’odio la vuole più lontana possibile.
Se ne parla con espressioni tali da farcela sentire lontana.
Diciamo al suo riguardo: ‘quando Dio mi chiamerà’. Una
chiamata suscettibile di variazioni.
Ma Dio non chiama. Sarà il compimento del suo programma.
Infatti l’inizio, il percorso nei suoi minimi particolari,
e la fine della vita, fanno parte del programma Paterno
dettagliato. ‘Quando la morte arriverà’.
Ma la morte non viene né da lontano, né da vicino. La
morte è con me, anzi potenzialmente la morte sono io.
Infatti il Padre ci ha fatto dono di una vita sacrificale. La
morte è nella vita. In una comunione meale ordinata, vita
e morte ottengono la stessa accoglienza.
Questo non lo sentiamo. La morte la sentiamo lontana,
però non al punto da non accostarsi a noi per bussare alla
porta della comunione meale.
Non gli si apre assolutamente, perché la comunione meale
non accetta di essere disturbata e meno ancora di essere
messa in discussione o minacciata.
Non ha bisogno però di entrare, perché potenzialmente è
già dentro. E quando l’essere umano se la vede dentro in
azione, è allora che può succedere il gesto insano: buttare
via la vita, nel tentativo di buttare fuori la morte.
È il suicidio. Chi si chiama fuori dalla morte, si chiama
fuori pure dalla vita. Ogni gesto insano ha la sua radicalità
nella comunione meale.
La comunione meale induce un peccare continuo dato dal
mio sentirmi contro la morte, e produce un cumulo di peccati
che sono dati dalla azione contro, per la difesa della
comunione meale.
Amare egoisticamente la vita è un pericolo incombente:
‘Chi ama egoisticamente la sua vita, la perde; chi la sacrifica
per me e per il Vangelo, la salva’.
La morte domanda l’accettazione umana: non posso volere
la vita e non accettare la morte. A noi si domanda una
accettazione divina: la morte mi fa uscire da quella vita
che io ho immesso in comunione egoisticale. La presa trattenitrice
della vita è la più formidabile. Sciogliere quella
presa pur dolorosamente è la mia assoluzione: sciolgo la
vita dalla presa egoisticale.

526

Decimo dono: la preghiera del fare sacrificale: da dirci e
da fare.
Volontà sacrificale Paterna: terrestre, passiva, inimicale
sul bene inerente dell’autorità umana.
L’ecclesiale?
Monopolio assolutivo.
Come si scioglie la comunione egoisticale genitoriale.
La matrice confezionata da Satana.
Stampata la prima, prosegue nei secoli la produzione ininterrotta.

Pneumatica magia quella del Visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la preghiera del dire
egoisticale, ed ecco uscir fuori la preghiera del fare sacrificale.
Ci si accosta pregandolo. Quando pregate, voi dite:
Padre nostro che sei nei cieli. Sia fatta la tua volontà sacrificale:
la celeste e la terrestre. Preghiera questa tutta sacrificale,
da dirci e da fare. Il Padre vuole il nostro sacrificale terrestre,
passivo, inimicale. Il bene inerente dell’autorità
umana ci può sacrificare il nemico. La divina è sacrificale. E
l’ecclesiale? Il potere sacrificale conferito a Pietro ci fa luce
sulla promessa delle chiavi del Regno dei Cieli. Sono le
chiavi sacrificali che danno accesso al Regno dei Cieli. La
loro unità in Pietro, ma la loro funzionalità è individuale. La
Chiesa se ne è appropriata facendone suo monopolio sacramentale.
Monopolio assolutivo: peccato vecchio, assoluzione
vecchia (ambedue morenti). Peccato nuovo, assoluzione
nuova (ambedue infanti). Il peccato contro Dio è morte dell’amore
Paterno, ed è crescita dell’amore egoisticale. Il
sacrificale passivo trasforma la morte e scioglie l’egoisticità
della comunione. Come fa a scioglierla? Il sacrificale fa
uscire dalla comunione quello che il piacere egoisticale mi
ha fatto entrare. La prima comunione egoisticale da sciogliere
è quella con me stesso vivente. Comunione meale. Col
sacrificale fisico finale il Padre mi scioglie la presa e mi
espropria della vita di cui mi sono appropriato. Vissuto alla
maniera divina, io mi assolvo dalla comunione egoisticale
meale, che è il peccato più lungo e più forte. La comunione
meale induce un’altra comunione: la creaturale: con la creatura
umana. Ce n’è una che precede tutte le altre nel tempo,
e supera tutte le altre per consistenza: è la comunione parentale,
e fra queste ce n’è una che è nativa: è la genitoriale. È
la comunione egoisticale che si instaura fra genitori e figli.
Nativa, perché prende il via con la nascita umana. Il figlio
incomincia dall’unione dei genitori, per la parte del corpo
animato; incomincia da Dio, per la parte dello spirito
Spiritato. Già in partenza i genitori so sentono tutto per loro.
Veramente il sentire materno raddoppia quello paterno. La
madre lo sente più suo. Non occorre la presa sul figlio, e non
occorre la appropriazione, lo sentono naturalmente suo e
viene a trovarsi subito nel vortice della comunione egoisticale
genitoriale. Fosse quella comunione almeno frazionata
fra molti figli, come lo era ieri. Oggi invece la concentrazione
è su uno o due, eccezionalmente su tre. Tutte le comunioni
genitoriali hanno una sola matrice. La matrice l’ha confezionata
l’angela Lucifera. Saturata la famiglia angelica è
l’ora dell’offerta al Padre. Prima la sola angela si sente comproprietaria
con Dio della famiglia angelica, poi passa alla
esclusione di Dio, e alla fine si getta sulla appropriazione
esclusiva di quelle angele che aderiscono al suo sentire. Il
peccato di Satana fu peccato di presa, di appropriazione e di
comunione egoisticale con le angele della famiglia angelica.
Comunione egoisticale maternale è il peccato che l’ha fissata
in un inferno eterno. All’identico peccato fu indotta la
coppia umana. Con la prima coniugazione che diventa prima
concezione, coincide la prima appropriazione diretta della
famiglia umana, e indiretta dell’amore Paterno. Con quella
comunione ha acquisito il potere su tutta l’umanità. Qual è il
giudizio Figliale su quella comunione?

527

Radiografia dell’autorità ecclesiale.
Sesto anello egoisticale: il monopolio del potere.
Monopolii sacramentali. Monopolio assolutivo.

A sciogliere la comunione meale ci pensa il sacrificale
fisico finale, vissuto alla maniera divina. A sciogliere la
genitoriale? Prima un accertamento: la genitoriale è proprio
tutta egoisticale? Vediamolo! Un figlio lo si vuole per
amore. Trascuro i casi contrari. Lo si dovrebbe volere per
l’amore a Dio, che per l’amore al figlio. Infatti fra genitori
e Dio avviene uno scambio di doni. I genitori fanno
dono di un corpo animato, Dio fa loro dono di uno spirito
Spiritato. Poiché Dio dona di più, lo si dovrebbe amare di
più. Resta vero che pure l’amore coniugale è amore comunionale
(tende a fare comunione) e di fatto: comunionante
(fa veramente comunione). Il figlio va amato, non lo si
dovrebbe mai odiare. È naturale che facciano comunione
col figlio. Ma quale comunione è? Noi sappiamo che
l’amore col quale si ama il figlio, Satana l’ha egoisticizzato
e istintivizzato; per cui tende automaticamente alla sua
applicazione, alla sua affermazione al punto da equiparare
e ben presto superare l’amore verso Dio. Anzi, punta a
piegare Dio al servizio dell’amore verso i figli. Così la
volontà piacerale dei genitori tende a impedire e bloccare
la volontà sacrificale di un Dio che sicuramente non muta.
Lo squilibrio fra amore di Dio e amore dei figli si va subito
affermando. È su tale squilibrio che Gesù interviene:
‘Chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me’.
Non essere degno di Lui significa: non poter fare comunione
con Lui. A questo riguardo, come stanno le cose
oggigiorno? È in atto una poderosa e ostinata comunione
egoisticale genitoriale. Viene favorita da un graduale sfideamento
genitoriale. Il futuro celestiale viene soverchiato
dal presente terrestiale. La concentrazione è sull’umano
a scapito del divino, come ieri la concentrazione sul divino
era a scapito dell’umano. Dio viene sottoamato, il
figlio sovraamato. Si punta a fare del figlio un campione
sportivo, non certo un campione religioso. Finchè Dio
rispetta la loro comunione, ci si può stare; ma se l’avesse
a contrastare, peggio, l’avesse a spezzare, da quella frantumazione
sicuramente verrebbe spazzato via anche Dio.
Grossi guai alla fede, se Dio non si pone a tutela della
comunione egoisticale. Ma quella comunione è rovinosa
per tutti: genitori e figli. Bisogna mettere mano al suo
scioglimento. C’è solo un modo: applicare l’odio alla
comunione egoisticale. L’indicazione è dal Maestro: ‘Se
qualcuno viene a me, e non odia il figlio o la figlia, non
può essere mio discepolo’. Ma chi riesce a capire la rovinosità
di tale comunione? Chi riesce a trattarlo con l’odio
e invertire la marcia per disfare una comunione composta
egoisticamente? In più la comunione egoisticale è accecante,
affascinante; si veste finanche di doverosità. Vista
l’umana incapacità e la inefficacia della parola Figliale, ai
tempi nostri entra in azione il Padre. Quello che sta facendo
lo vuole per accettazione sacrificale: vuole il sacrificale
che accetta. Fa uso di questi due mezzi disponibili:
1) La vertiginosa crescita egoisticale delle nuove generazioni.
2) La presenza di svariate e più attraenti comunioni egoisticali.
Per cui non appena il figlio tocca la soglia adolescenziale,
viene preso, ghermito e lanciato in un vortice di comunioni
amicali, sessuali e piacerali. Più si sprofonda nelle
nuove, più si allontana dalle vecchie; abbandona, rifiuta, e
rigetta la genitoriale. È l’ora della frantumazione delle
comunioni egoisticali: amicali, sessuali, sponsali, genitoriali.
Il Padre fa dei figli i sacrificatori dei genitori.
Chi sa capire, accettare e vivere il sacrificale dai figli, alla
maniera divina, si va sciogliendo la comunione egoisticale:
assoluzione benefica per figli e genitori. È l’ora del
sacerdozio genitoriale. Col sacrificale figliale si sciolgono
quel male che si sono fatti con la comunione egoisticale
genitoriale.